di Gianluca Panto

Nella mia attività elettorale ebbi modo di incontrare un mio concittadino, presunto avversario politico, per invitarlo alla festa di paese organizzata dalla nostra lista. Noi avremmo convocato i nostri sottoscrittori e lui avrebbe dovuto venire per farci l’autentica di firma. E così è stato.
Dopo aver amabilmente conversato di politica una buona ora con lui, ho fatto la stessa cosa col il responsabile di un altro partito, invitandolo ad un’altra convocazione, ma ricevendo il giorno seguente un laconico SMS di rifiuto.
Non ho dubbi nel definire il primo un vero “innovatore del XXI secolo” ed il secondo una “cariatide intrappolata in una visione del passato” e spiego perchè.

Il mondo sta cambiando, il potere e la capacità produttiva saranno più distribuiti di quanto non siano mai stati nella nostra storia, un mondo in cui solo le persone “connesse” sopravviveranno.
La nuova legge del business è questa: ” sfruttare ogni forma di collaborazione o andare in rovina”.
I contenuti media generati dagli utenti e il social networking in realtà, sono solo la punta dell’iceberg.
Nasce un modello tutto nuovo basato su apertura, peering,condivisione e azione globale.
E’ questa una realtà molto diversa da quella della multinazionale gerarchica, chiusa, piena di segreti che dominò il secolo passato, e ciò vale non solo per le imprese ma per tutti, dalle piccole associazioni, ai partiti, financo ai singoli cittadini che interagiscono con gli altri entro la propria rete sociale.
Le architetture basate su autorità e controllo non sono altresì semplicemente superate; sono un vero e proprio handicap nel processo di creazione del valore.
Perfino il vecchio principo secondo cui bisogna attirare i migliori talenti, farli crescere e convincerli a restare entro i confini di una determinata organizzazione, sta perdendo utilità.
Ciò grazie al netto e costante calo dei costi associato alla collaborazione, per cui le imprese possono attingere dovunque e sempre più facilmente a un vasto bacino di talenti per trarne idee, innovazioni e menti altamente qualificate.
Un mondo intero sta iniziando a collaborare per la prima volta nella storia sulla base di un obiettivo comune.
Chiamatele pure “armi di collaborazione di massa”, le nuove infrastrutture collaborative a basso costo, dalla telefonia gratuita via internet, alle piattaforme globali per l’outsorcing, passando per il software open-source.
Ciò sta dando vita a nuove capacità collaborative e a nuovi modelli di business che offriranno nuove opportunità alle aziende che si faranno trovare preparate, e distruggeranno quelle che non riusciranno ad adeguarsi.
Ho detto aziende ma dico anche organizzazioni, società, stati, partiti o singoli cittadini.
Ora milioni di persone condividono notizie, informazioni e punti di vista all’interno della blogosfera.
Ma anche conoscenze, potenza computazionale, banda e altre risorse gratuite e open source utilizzabili e modificabili da chiunque.
Queste nuove forme di collaborazione non saranno unicamente al servizio degli interessi commerciali, ma aiuteranno la gente a svolgere attività di pubblico interesse.
Sta emergendo un nuovo tipo di organizzazione: quella che apre le porte al mondo, collabora con tutti ai fini dell’innovazione, condivide risorse che prima erano tenute sottochiave, fa leva sul potere della collaborazione di massa.
In quest’ottica si devono riscrivere anche molte delle regole della concorrenza, da cui la differenza tra le due persone i cui parlavo all’inizio.
Può sembrare impossibile ma oggi le imprese che fanno in modo di avere confini “porosi” aperti alle idee e al capitale umano esterno, battono quelle che fanno affidamento soltanto sulle proprie capacità e risorse interne.
Per questo motivo io per esempio non ho avuto dubbi a candidarmi sia per il mio partito in provincia, che per una civica senza portare simboli politici alle comunali, e chiedendo e restituendo collaborazione ad un’altra lista seppur concorrente e non in coalizione, oppure portando in lista persone non iscritte al partito e nemmeno intenzionate a farlo, ma depositarie di una aliquota condivisibile e spendibile di capitale intellettuale aggiunto.
“La collaborazione, la trasparenza e non l’inganno e l’astuzia ” oggi pagano di più e perfino la divulgazione di informazioni pertinenti, alla concorrenza, purchè leale, rappresenta un trend sempre più affermato nella networked economy, l’economia di rete.
Ecco perchè sono convinto che gli scrittori di SMS laconici di rifiuto o i furboni della politica, i detrattori che sogghignano alle spalle come vecchi mediatori del mercato del bestiame, dovunque essi si nascondano, abbiano vita breve e siano destinati al declino.
Nuove persone e nuove forme di organizzazione della società stanno arrivando.
Naturalmente ciò minaccia gli interessi consolidati che finora hanno prosperato godendo della protezione di svariate barriere all’ingresso fra cui gli alti costi che bisognava sostenere per ottenere il capitale finanziario, materiale e umano necessario al fine di competere.
Inoltre questi, ovvero chi occupa queste posizioni privilegiate, sono costretti a lavorare più sodo per giustificare questo loro status superiore e questo li fa molto arrabbiare.
Cercheranno tutte le strade possibili per fermare o rallentare questo naturale processo di innovazione ma non ci riusciranno.
Questa a cui stiamo assistendo è una rivoluzione ed in fondo i moti che stanno scutendo tutto il magreb ed il mondo arabo sono figli di queste istanze a cui non è mai stato data risposta ma
che potrebbero portare a soprese anche tra i nostri confini.
Come in tutte le rivoluzioni che si sono verificate prima d’ora, gli individui, le organizzazioni e gli stati si troveranno di fronte ad istanze impegnative, e a volte traumatiche.
Già oggi siamo invasi da una costellazione di tecnologie dirompenti che stanno convergendo in una serie di reti multiple all’interno delle quali le innovazioni e i trend sociali si diffondono con una intensità virale.
Si pensi ad un media come la televisione, sempre meno vista non tanto perchè non tecnologicamente sviluppata ma sostanzialmente “antipatica” in quanto mezzo detenuto dai conservatori del potere precedente e quindi osteggiata prima dai suggeritori del “nuovo” che avanza e poi dagli utenti stessi sempre più annoiati dalla mancanza di democrazia e dalla impossibilità di partecipazione collettiva di questo mezzo monodirezionale.
Oppure alla trasformazione di internet.
Fare il sito, avere il sito, della serie ” io pubblico, tu navighi”, ecco questa è già archeologia.
La rete oggi si sposta sul mobile e sul socianetworking, la conoscenza, le risorse e la potenza computazionale di miliardi di persone si stanno aggregando fino a dar vita a una forza collettiva smisurata.
Ed ancora: piccoli gruppi organizzati di persone di talento possono sviluppare innovazioni rivoluzionarie.
Se si capisce questo si evita di restare inglobati e cristallizzati nel passato . Amo citare questo articolo di Gianluca Busato, con cui ebbi modo di collaborare ,  che contrappone la modernità dell'essere veneti ( lingua compersa) all'anacronismo di una presunta supremazia di una certa italianità imposta e grottesca , dopo aver assistito ad una paradossale paleo-riunione in una prefettura italiana. L'articolo è di qualche anno addietro , ma purtroppo la situazione non è cambiata affatto , e questo aggrava ancora d più la situazione e certifica l'urgenza delle riforme. Permangono purtroppo comportamenti attuati da una classe dirigente che dovrebbe aggiornarsi se non vuole diventare il tempio e il simbolo dell’arretratezza in cui sta piombando questo stato Italia in cui non mi riconosco, o forse, anzi senza forse , senza girarci troppo attorno, questo peso burocratico deve essere tagliato subito , oggi, adesso .
Possiamo dunque noi veneti ignorare tutto questo ? Non credo proprio.
Vogliamo noi restare e diventare una luce accesa all’interno dell’Europa, un polo di sviluppo nel mondo come lo siamo stati nel nostro passato e come abbiamo il diritto di ambire a essere nel futuro ? Si, basta guardarsi attorno,collaborare e condividere informazioni con gli amici giusti.