di Gianluca Panto

Nell’era dell’informazione è il sapere il fattore chiave della vita economica.

E così oggi la vera ricchezza delle aziende non sono più le risorse naturali né i macchinari né gli stabilimenti e nemmeno il capitale finanziario: la materia prima più preziosa è il ”capitale intellettuale”.
Il capitale intellettuale è la somma di tutto ciò che i dipendenti di un’azienda sanno e che le assicura un margine di competitività ed è proprio la conoscenza a conferirle un margine rispetto alle altre.
Le nuove fabbriche di successo non sono quelle che aprono nuove unità produttive, ma sono quelle che le chiudono o meglio quelle che si trasformano, quelle che mantengono od incrementano la produzione senza necessariamente acquisire od attivare vere nuove fabbriche.
Infatti la civiltà dell’informazione non annullerà la precedente era industriale, ma la trasformerà.
Informazione e sapere saranno le armi termonucleari competitive del nostro tempo.

E soprattutto gli schemi burocratici e gerarchici cui siamo abituati saranno del tutto soppiantati da nuovi modelli di design organizzativi, in quanto le organizzazioni attuali non gestiscono affatto bene il sapere, proprio perché non sono state concepite per farlo.

Dovremo tutti diventare lavoratori della conoscenza alle dipendenze di industrie della conoscenza e farà bene a riorganizzarsi anche il sistema politico, se non vorrà essere spazzato via dalle nuove necessità o se non vorra diventare una palla al piede per lo sviluppo del territorio di cui fa parte.
Analogo discorso per l’apparato di funzionamento pubblico, che se resterà attivo così com’è non farà altro che confermare la propria inutilità e la propria distanza dalla realtà.

Nelle aziende della nuova era gli investimenti per la ricerca e sviluppo supereranno quelli per la produzione.
In queste aziende si va a caccia dei dettagli preziosi, si effettuano simulazioni (cosa succede se alzassimo i prezzi, se aumentassimo la spinta dei motori, se comprassimo o vendessimo una divisione?) ma sopratutto si fa del sapere un affare in sé.

Succede che un’impresa della conoscenza non sia proprietaria di un granché, in termini di beni tangibili, ma ciononostante può avere un valore elevato e superiore ad un’azienda tradizionale.

Talvolta il valore di una azienda tecnologica deriva addirittura semplicemente da quello che deve ancora sviluppare o semplicemente per quello che forse un giorno potrebbe riuscire a fare, senza nemmeno averne la certezza.
Se questa eventualità viene persa o non si concretizza nei tempi sperati dal mercato il valore improvvisamente può ridimensionarsi a quello convalidato da un nuovo stato rappresentato dal un livello di conoscenza inferiore.
Viceversa l’acquisizione di una conoscenza specifica può scatenare un vantaggio impressionante, innescando una corsa vertiginosa verso la creazione di un nuovo valore, anche partendo da zero.

Nelle imprese della conoscenza il capitale principale è costituito dalle risorse umane.
Queste non sono mai organizzate con modalità gerarchica, ma hanno obbligatoriamente una struttura orizzontale.

In queste realtà la forma viene totalmente eliminata, le persone vestono in modo curato ma informale. Conta esclusivamente la conoscenza che ogni persona porta e condivide con il gruppo.
Gli stipendi sono rapportati al grado di intelligenza che ogni membro sviluppa.

Ma allora i manager cosa fanno? Il loro ruolo si dovrà modificare, prima erano gli ideatori ed i creatori del business. Ora saranno i ”custodi” che proteggono e ”curano” il patrimonio ”intellettuale” dell’azienda rendendo superfluo il management basato sul comando e controllo.
Un manager non deve più ”controllare”, ma lasciare spazio di agire ai ”cervelli creativi”.

Nella società dell’informazione quindi si aprono nuove problematiche da gestire.
Non importa più solo la manutenzione degli impianti produttivi, e la loro efficienza. Diventa fondamentale gestire il sapere accumulato da ogni singolo dipendente onde trasformarlo in un patrimonio per tutta l’azienda.

Tutte le risorse dovranno essere scritte e accumulate e disponibili a tutti per qualsiasi tipo di consultazione, si devono il più possibile raccogliere le informazioni e le conoscenze sparse e disperse al fine di condensarle e trasformarle in un sapere organizzato, ma sintetico.

Questi sono i problemi che dovrà affrontare il nuovo manager aziendale nell’era dell’informazione, così come per esempio la gestione dell’eccesso di infomazioni.

Sul vostro PC arrivano fino a 200 email al giorno, oltre alla consueta raffica di telefonate, messaggi SMS, ed altro. I pericoli sono evidenti : tutti cercano tutti, tutti criticano per le mancate risposte e gli altri si accaparrano il vostro tempo, l’urgente prende il sopravvento sull’importante, in un caos crescente.

Il problema quindi sarà codificare le informazioni veramente importanti in un ”insieme di ricette”, che altrimenti rischiano di andare perdute nell’eccesso di informazioni o nel ”turn over” normale dei dipendenti e saper collegare le persone ai dati, gli esperti alle competenze effettivamente richieste, secondo le modalita’ del ”just in time”, non più applicato solo alle merci ed ai magazzini, ma al ”capitale intellettuale’.